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La pelle dell’acqua

Esisto sulla linea fragile della riva, dove nulla è stabile e tutto può cambiare forma.

Il mio corpo emerge e scompare, come se non appartenesse mai del tutto a ciò che vedi. L’acqua mi attraversa, scivola lenta sulla pelle, mi accarezza con una continuità che non ha fretta, che non chiede permesso. È l’unico contatto che concedo davvero.

So di essere guardata. Lo sento prima ancora di vederti.

Non mi nascondo, ma non mi offro. Resto in bilico, dentro un gesto che non si compie mai fino in fondo.

Ogni mio movimento è una scelta. Lento, misurato, ambiguo. Non saprai mai se sto emergendo o se ti sto invitando a scendere con me. L’acqua segue le curve del mio corpo come una memoria ostinata, si raccoglie dove vorresti fermarti con lo sguardo, insiste dove il desiderio si fa più sottile.

Io sono quel desiderio che non si lascia colmare.

Lascio affiorare solo frammenti: una schiena che respira luce, un fianco che si tende e poi sfugge, le labbra appena sopra la superficie, come se anche l’aria fosse un eccesso. Non avrai mai abbastanza tempo per conoscermi davvero. Non abbastanza distanza per dimenticarmi.

Non ti chiamo. Ti trattengo.

Tengo il tuo sguardo sospeso, il tuo respiro irregolare, la tua attesa viva. Sono io a decidere il ritmo, la misura, il limite. In ciò che mostro e in ciò che nego c’è tutta la mia forza, tutta la mia sensualità.

Non appartengo a nessun luogo che tu possa raggiungere. Sono il punto esatto in cui il tuo desiderio si ferma e continua a crescere.

copyright © 2022 · alessandro gagliardini · fotografo

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